NOTE STORICHE SU VALFABBRICA - Palio di Valfabbrica

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NOTE STORICHE SU VALFABBRICA

NOTE STORICHE
E’ certo che Nonantola, nel 1088 ha possedimenti nella terra di Assisi, quindi a Valfabbrica, come si evince da un contratto del 1101, sancito tra Andrea, il monaco rappresentante il monastero di S. Maria Assunta, e Leto, priore della chiesa di S. Rufino di Assisi.
Tra gli anni 1100 e 1130 i monaci benedettini della badia di Valfabbrica, dal motto ora et labora (prega e lavora), col priore Saluccio bonificano e rendono florido il terreno sulla destra del fiume Chiascio che, da quel priore, prende il nome di Piansaluccio. I monaci fanno sorgere nel cuore della boscaglia estese coltivazioni e campi fiorenti, dissodano terreni, convogliano le acque del fiume, stabiliscono formidabili dighe contro le violente e frequenti inondazioni, rendendo la valle da zona acquitrinosa a piccola ridente fertile piana.
Anche da una bolla di papa Alessandro III del 1168 si conosce che Nonantola possiede un monastero a Valfabbrica (…"cellam S. Maria in Fabrica") e ciò è confermato nel 1191 da Papa Celestino III (…"ecclesiam S. Maria in Vallis Fabrica cum castellis et omnibus ecclesiis et pertinentiis suis").

Negli ultimi decenni del XII secolo, per sciagura del monastero, a governare l’abbazia di Nonantola viene eletto Bonifacio, un uomo vano e dissipatore, che ritornando da Roma dove si era recato a ricevere l’investitura, si ferma per oltre un mese al monastero di S. Maria Assunta in Valfabbrica. Ha con se 30 uomini da lui eletti cavalieri a sua scorta. Al momento di partire fanno ingenti spese di destrieri e palafreni, pignorando e alienando a prezzo ridicolo le terre più fertili.
I priori, di fronte a quest’esempio, non mancano di arraffare la loro parte e così S. Maria in Valfabbrica si trova in uno stato di povertà tale che i monaci per lungo tempo sono costretti a cibarsi di olive e pan di segala. In seguito l’abate scialacquatore sarebbe stato deposto e processato, ma il monastero non aveva più recuperato la sua floridezza e la sua forza.
E’ così che si manifestano sovente usurpazioni e prepotenze da parte di feudatari vicini come Suppolino e Rinaldo di Monaldo che sono i signori di Giomici.
Ma è l’imperatore Federico Barbarossa a far cessare i soprusi con l’intervento del conte svevo Corrado di Urslingen, duca di Spoleto e di Assisi, che costringe gli usurpatori Suppolini a restituire quanto hanno sottratto ingiustamente al monastero.
Ufficialmente, col documento emesso da Assisi il 20 dicembre 1177, Barbarossa scrive che Valfabbrica si trova in territorio assisano ("in comitatu Esisio") e vuole che le cose siano ordinate e affinché non si equivochi, specifica che devono essere restituite all’abbazia: la corte di S. Donato ("Sancto Donato"), la corte del Poggio del Priore ("Porcile") e il castello di Casacastalda ("castrum Casagaldi") con tutte le loro dipendenze e appartenenze. Scrive inoltre di prendere in una speciale protezione la chiesa e il monastero di S. Maria in Valfabbrica, dipendente da quello di Nonantola ("ecclesia de Valle Fabrica Nonantule pertinet ecclesie"), più tutto ciò che a esso è unito "ipsam vallem fabricam" e si ritiene che si tratti del castello ancora non propriamente detto castrum, cioè castello con difese militari.
Perciò Federico Barbarossa, amico tutore della badia di Valfabbrica, si sente anche disposto alla difesa del centro abitato dipendente dai monaci, quale caseggiato di lavoratori braccianti alle loro dipendenze. Quindi nel caso in cui dovesse partecipare a fatti di armi, anche Valfabbrica deve essere munita di difesa, almeno muraria.

I primi anni del XIII secolo danno al monastero una più spiccata forma di unione al suo castello, ormai ben difeso da mura. Il priore è Raniero ed è il tempo della guerra del 1200 tra la guelfa Assisi e la ghibellina Perugia, che si conclude con la disfatta di Assisi nella battaglia di Collestrada del 1202, quando anche il giovane Francesco, figlio di Pietro di Bernardone, viene fatto prigioniero.
Nel 1206, anno della sua conversione, Francesco di Assisi transita per Valfabbrica e soggiorna nell’abbazia benedettina prima di ripartire per Gubbio. In questo periodo i territori di Valfabbrica sono contesi tra le due cittadine e nel 1209 i perugini, furiosi per l’ostilità del monastero, distruggono il castello ed il priore Ugo giura l’atto di sottomissione.
Ma gli intraprendenti monaci però, dopo qualche anno, mettono mano alla ricostruzione e, nel 1232, si trova la balìa di Valfabbrica con ben 75 fuochi.


Documentazione tratta dal libro:
"Per VILLE e CASTELLI di ASSISI"  Volume I  Storia e folclore dell’antico comune di Assisi (nord) e di Valfabbrica - di Vittorio Falcinelli 1982
STORICI: Bensi, Fortini, Muratori, Tiraboschi.

 
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